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Arriva in Momento...

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Si cerca sempre di conformarsi al gruppo per essere accettati: nell’abbigliamento, nel modo di pensare, nelle decisioni da prendere, nelle ideologie da abbracciare, nella scuola da seguire o nel lavoro da cercare, nel mondo di trattare gli altri per paura di essere rifiuta ti. Invece bisognerebbe cercare il senso della propria vita fermandosi, concedendo tempo a se stessi, poiché ci si dovrebbe convincere che la vita non sia caos ma che tutto ciò che accade abbia un senso, ci si dovrebbe convincere che ci sia un filo nascosto che leghi tutti gli eventi, che ci sia un “progetto divino” sulla propria vita.

Bisognerebbe vivere assaporando la bellezza dei sentimenti, ma ricordandosi che non devono essere solo loro a guidar ci ma anche la ragione.
Bisognerebbe essere convinti di aver bisogno di consiglio, di confronto, per imparare a vivere bene la vita, poiché facendo di testa propria si può facilmente sbagliare. Anche se costa, bisognerebbe essere disposti e convinti che nella vita venga un momento nel quale ci si debba assumere le proprie responsabilità e portarle avanti per essere persone realizzate.

Arriva un momento nella vita di ogni scout in cui, verso i vent’anni, gli  viene chiesto di fare una scelta chiamata Partenza. Quando si è consapevoli di avere le capacità di continuare a camminare senza la protezione del clan, la nostra famiglia nella vita scout, possiamo decidere di intraprendere un nuovo percorso nel quale diamo le nostre conoscenze e il nostro tempo agli altri, trasmettendo quei valori, scoutistici e cristiani, che ormai sono nostri.

È una possibilità che abbiamo di far fruttare gli anni vissuti assieme, crescendo ancora, ma questa volta un po’ più adulti.

 

Giulia, Francesca, Arianna

Quante volte... dovrò dirvi ancora GRAZIE!

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Quante volte ci capita di lamentarci di tutti gli impegni a cui la vita quotidiana ci obbliga? Quante volte usiamo la parola stress? Quante volte ci capita di rimandare un impegno o di decidere tutto all’ultimo con una e-mail, una telefonata in macchina magari in mezzo al traffico o un semplice messaggino...?

Quanto bello è invece riuscire a “rinunciare” a qualcosa per vivere in pienezza il presente, senza pensare al dopo con la solita ansia?

Se a qualcuno che mi conosce è venuto il dubbio lo rassicuro subito: non ho cambiato lavoro, né mi sono messo a studiare queste dinamiche sociologiche. Sono solo un capo scout che ha avuto la fortuna di partecipare all’organizzazio- ne di una semplice uscita di comunità capi.

Le immagini che mi porto da questa uscita: salire tutti insieme nella carrozza di un treno, attraversare un campo sapendo che il campanile e il centro del paese sono in quella direzione là, togliersi il maglione di lana perché la salita ci fa sudare, vivere e condividere l’Eucarestia con la propria comunità capi, dormire tutti insieme e dimenticarsi che c’è sempre qualcuno che russa!

E poi ancora guardare le luci della vallata nel cuore della notte, scherzare ma saper essere anche seri quando l’attività lo richiede, rallegrarsi del sole dopo un’abbondante pioggia caduta.

Le solite cose insomma che facciamo ormai da 20 anni, ma sono le cose vere che ci piacciono, che ci uniscono, che ci legano ad una comunità, che ci fanno vivere. Una volta partiti non sentiamo più il peso della quotidianità, non ricordiamo più quell’agenda aperta sopra il tavolo che ci aspetta, non ci voltiamo più indietro.

Un GRAZIE di cuore a tutti i capi che condividono con me l’esperienza di essere capo scout, di parlare di temi come l’educazione a vent’anni, di riempirsi di impegni e di correre per gli altri, di essere ottimisti e di guardare al bicchiere mezzo pieno, di essere a volte controcorrente e di vivere quella semplicità che cerchiamo, per quanto possibile, di fare nostra.

Giovanni Pierobon 

 

 

In preparazione al campo in Albania

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Sabato 3 e domenica 4 di questo maggio, la staff capi seguita da un rover del clan Ra, gruppo scout cittadella 2, si sono recati in quel di Cassano d’Adda (MI) per un incontro di preparazione al campo estivo di servizio che si farà in Albania, e più precisamente a Luf, un minuscolo paesino del Nord, nel distretto di Puke.

Quella che ci si aspettava sarebbe stata una comune uscita di presentazione, è in realtà stato un primo approccio con gli usi ed i costumi del popolo illirico, oltre anche ad essere un importante simposio d’informazione fra gli otto clan che assieme a quello della nostra città murata condivideranno quest’esperienza votata al servizio verso il prossimo ed all’espansione dei confini culturali e mentali verso società aliene ai nostri pensieri di tutti i giorni.
L’impressione è che, qualsiasi fossero o siano i pregiudizi verso i Balcani che accompagnano i ragazzi, essi verranno dissipati e che ognuno di loro avrà la possibilità di maturare un’esperienza umanamente formativa che, per inciso, è proprio l’insegnamento che lo scoutismo si pone di trasmettere alle sue giovani leve, soprattutto ai ragazzi della branca rover e scolte.

Lorenzo Carmignoto

Faleminderit shqiperia! (Grazie Albania!)

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Il Clan “Ra” del Cittadella 2 quest’anno ha scommesso su un’esperienza nuova e lontana dalla nostra vita quotidiana, in Albania, nella regione nord e più povera del paese: Puke. Durante l’anno sono state programmate molte attività in più di autofinanziamento necessario per non gravare troppo sulle tasche delle famiglie. E poi un paio di incontri di preparazione con i responsabili nazionali del Progetto Balcani.

Tante perplessità e qualche pregiudizio da vincere. La volontà di vivere un’esperienza forte di servizio. L’apprensione più volte manifestata da qualche genitore un po’ più preoccupato degli altri.
E finalmente la stazione dei treni di Padova, la mattina del 14 agosto, ore 7,50 puntuali con zaino e uniforme, pronti a partire e a rischiare un po’ la strada, destinazione la tanto chiaccherata Albania! Presso la parrocchia di un prete italiano, don Giovanni, i Rovers e le Scolte del Clan hanno fatto animazione per quattro ore al giorno a una quarantina di bambini e ragazzi albanesi. Hanno avuto la possibilità di viaggiare per alcuni villaggi limitrofi, hanno visitato le realtà più importanti del paese come la cittadina turca di Kruja e la città di Scutari, dove sono stati ricevuti per l’occasione dal Console italiano in persona! Si sono confrontati e, con la popolazione locale, hanno scrutato le loro facce, sentito i loro vissuti e i loro problemi personali.
Hanno incontrato un clan di Tirana appena partito per la route estiva.
Vinta la timidezza iniziale, è stato un bel fiume di occasioni e di emozioni. Hanno capito che il popolo albanese ha origini e storia molto antiche, uno spiccato orgoglio nazionalista e che conosce e ammira molte cose del nostro paese al contrario di noi che spesso ci limitiamo alle notizie di cronaca locali riportate dai giornali e televisioni.
È un paese nel quale convivono pacificamente e senza alcuna difficoltà tre religioni diverse. È un paese che ha conosciuto e da poco superato il dramma di un duro regime politico, della guerra civile, di lunghe catene di profughi provenienti da paesi limitrofi e riversati disordinatamente nelle loro regioni.
È un popolo segnato dalla sofferenza, in profonda trasformazione, che comunque ha ancora diversi problemi da risolvere.
Momenti di preghiera, di riflessione personale, di silenzio, spazi di condivisione e confronto, ampie riflessioni sul tema del servizio hanno fatto da cornice a tutto il campo. Si è recuperato il senso di appartenenza ad una comunità più grande e internazionale, si è remato “controcorrente” non con l’idea di essere migliori ma per osservare con i propri occhi una realtà diversa ed essere un po’ d’aiuto e d’esempio ad una piccola comunità.
Non è poco il bagaglio di esperienza e di maturità che i ragazzi ne hanno tratto, in un’età contrassegnata sempre più da scelte importanti di vita e vissute a volte con molti dubbi, ansie e incertezze e con il bisogno di esempi positivi da poter seguire e condividere. Ora ci resta il compito ben più difficile di tenere accesa questa esperienza dentro di noi per far fruttare gli esempi positivi che ne abbiamo ricavato, senza essere inghiottiti dalla nostra realtà frenetica e senza far riemergere quell’unica immagine fredda e chiusa di popolo allo sbando che invade con tutti i mezzi possibili le nostre coste.
Faleminderit Shqiperia (Grazie Albania) e buona strada clan Ra! 

Giovanni Pierobon

Challenge

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Tra il 17 e il 18 novembre si è svolto nella zona del Montello il Challenge Scout del 2007. Il Challenge è, per gli Scout, un’uscita dove più clan si trovano, si mescolano per formare delle pattuglie e gareggiano attraverso attività in cui è richiesto di mettere in gioco le proprie abilità fisiche e tecniche. Nel nostro caso ci siamo trovati fra i clan del cittadellese (Cittadella 2, Cittadella 3, Cittadella 4, Galliera-Tombolo) per passare insieme due giorni di estremo divertimento e condivisione scout. Per tutti noi è stata un’esperienza unica ed irripetibile, il Challenge infatti non veniva svolto da troppo tempo nella nostra zona. Il grande senso di appartenenza ad una stessa famiglia è stato il collante che ha unito noi, rover e scolte di cittadella, pur diversi nel fazzolettone, ma così simili in valori e stile di vita. La giornata è cominciata alle 15.00 di sabato pomeriggio, in Villa Rina, da dove siamo partiti per questa nuova avventura. Arrivati, abbiamo cominciato subito a renderci attivi. Il Challenge infatti si sviluppava in un’aria di circa 5 km per 5, e ognuna delle nostre pattuglie doveva impegnarsi per superare le prove che incontravamo durate il percorso che dovevamo fare (per questo ci è stata consegnata una cartina). Sebbene fosse freddissimo e l’unico modo che avevamo per riscaldarci fosse il continuo cammino, sentivamo di dover continuare per la nostra strada, di raggiungere la meta. Alla sera abbiamo dovuto cucinare per strada, nei nostri fornelletti e nelle nostra gavette e, arrivati, ci siamo preparati i sacchi a pelo per passare la notte tutti assieme. Il giorno seguente c’è stata ancora della strada da fare. Molti di noi erano stanchi per il giorno precedente, ma non ci siamo fatti abbattere e abbiamo continuato fino alla fine. Con il pranzo comunitario e la messa di don Michele si è concluso questo week-end per noi speciale, perché finalmente dopo anni, il clan del cittadellese si sono ritrovati e, ogni qual volta ci si ritrova, si sente quel senso di essere veramente come una grande famiglia. 

 

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