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Questionario per il nuovo Progetto Educativo

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I nostri ragazzi crescono e cambiano, ogni anno in Gruppo ne arrivano di nuovi; con loro cambiano anche i loro bisogni, le loro esigenze, la loro visione del futuro, i loro sogni e desideri, le loro paure, il loro modo di intendere, vivere e costruire determinate relazioni ed esperienze significative per la loro crescita, il loro rapporto con tecnologie, smartphone, social network; infine, anche loro, come tutti noi, devono fare i conti con le conseguenze dell'attuale periodo di pandemia: questi sono gli ambiti che ci interessa approfondire oggi con voi, per rinnovare il nostro Progetto in modo tale che l'azione educativa del Gruppo risponda e vada di pari passo a questi cambiamenti. Per questo la Comunità Capi del Gruppo Scout Cittadella 2 sta lavorando per creare il nuovo Progetto Educativo di Gruppo.

 

Per capire cosa stiamo facendo e dove vogliamo arrivare, guardate questo video:

 

Incontro con Enrico Letta

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"Oggi, più della paura del cambiamento, si avverte nelle persone la paura per l'accelerazione del cambiamento!"
Grazie Enrico Letta!

-Comunitá Capi e Clan Ra all'incontro di Cittadellascolta con il Prof. Letta, 23/03/17

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Cos'è lo scoutismo? Cos'è l'AGESCI?

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Tutto il gioco scout, attraverso cui sono passate nel mondo oltre 300 milioni di persone, nasce dalla genialità di un ex generale inglese, Robert Baden Powell.


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Egli riuscì a tradurre la propria esperienza di vita in una formula di pedagogia attiva che rispondeva pienamente a molte esigenze dei ragazzi della sua epoca e risultò attraente anche per le successive generazioni.

Dal suo apparire, ai primi del ‘900, lo scautismo ebbe rapidamente grande successo in tutto il mondo, e lo stesso Baden Powell, detto familiarmente B.P. fra gli scout, poté seguirne lo sviluppo assieme alla moglie Olave, che si occupò delle ragazze, le guide.
Oggi essere guida, essere scout significa 

Ma che cosa fate voi a scout?

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La domanda più frequente che viene posta ad ogni scout è proprio questa: "Ma cosa fate a scout?". Sguardo perplesso e tono di voce diffidente o incuriosito accompagnano il più delle volte il quesito.
Ebbene, è un'impresa ardua anche per un membro stesso descrivere veramente ciò che si fa all'interno di un gruppo Scout. E' quasi un concetto ineffabile, per il motivo che è impossibile realizzare una semplice descrizione: per uno scout infatti, lo scoutismo è vita. Non è una parte di vita, ma è un valore che impregna l'intera esistenza di una persona dal momento in cui recita la Promessa. Non è esagerazione: dal momento in cui un bambino, un ragazzo o chiunque decida di farne parte, lo scoutismo permeerà la sua mente e il suo cuore. Per sempre.
Non è indossare una divisa, costruire tende e fare nodi, è molto di più: è indossare un significato condiviso, è costruire un tetto di valori dai quali attingere, è creare "nodi" di relazioni positive e negative, con e attraverso le quali fare esperienze di vita.
L'essenzialità dello scoutismo risiede nelle cose semplici e pure, quelle ancora spontanee e naturali che resistono in una società che via via crede e punta sempre di più all'apparenza (non si vuole comunque cadere nella generalizzazione).
Il periodo estivo è il culmine di tutto ciò! Bambini, ragazzi, ragazze e capi Scout portano la loro naturalezza e quello che è la loro persona in mezzo ad altre: il tetto allora si fa sempre più una struttura portante e solida e i nodi divengono sempre più intrecciati: forse, solo ora, si può dire che fare scout è indossare una divisa, costruire tende e fare nodi. Ma non quelli che molte persone pensano comunemente, perché -come abbiamo visto- divisa, tenda e nodi per uno Scout sono ben altri.

Provare per credere.

Gli scout diventano "cittadini" e pensano alla politica

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Il convegno regionale - presenti duemila "capi" - indica i nuovi impegni dell'associazionismo cattolico

L'educazione come chiave vincente per cambiare il territorio, illavoro come campo dove valorizzare le proprie competenze, ma anche un utilizzo responsabile delle risorse evedere il denaro non come fine ma come mezzo.

Sono questi i quattro pilastri fondamentali su cuilavorerà nel prossimo triennio, l'Agesci del Veneto, gli scout cioè. In un rapporto incardinato nel territorio, attraverso un impegno "politico" con la "P" maiuscola, improntato al servizio e a formare dei "buoni cittadini". Questi saranno gli orientamenti del nuovo progetto regionale che verrà presentato a novembre, durante l'assemblea d'autunno. Le basi di questo nuovo documento programmatico, sono state gettate sabato e ieri a Cerea, nel veronese, durante il convegno regionale dell'Agesci Veneto (Associazione guide e scout cattolici italiani), evento che torna una volta ogni quattro anni e che ha chiamato a raccolta tutti i capi scout della nostra regione.

La partecipazione è stata notevole e il colpo d'occhio nei padiglioni della Fiera di grande effetto: duemila i partecipanti, tutti con la stessa uniforme, segno di un eguale stile di vita e della fratellanza scout; oltre duecento le Comunità Capi che hanno partecipato ai lavori di gruppo, alternando discussioni alla preghiera, ma anche momenti conviviali e uno spettacolo teatrale sabato sera. Ieri mattina la santa messa è stata presieduta dal vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, che ha avuto parole di grande apprezzamento per gli scout. "Sono felice di essere con voi - ha detto il vescovo di Verona all'omelia - non vi dovete sentire ospiti di questa diocesi, ma familiari. Siete una forza vincente per la nuova evangelizzazione".

Il titolo del convegno richiamava a una speranza, pur essendo ben consapevoli che la crisi economica, che morde anche nel Veneto, impone l'affermazione di nuovi stili di vita. Lo slogan, però, faceva intravedere un aspetto positivo ben presente e invitava a "Vivere la Speranza nella città dell'uomo". I lavori sono stati coordinati dai responsabili regionali, Luisa Giuliari e Roberto Favaro; quest'ultimo ha concluso il suo mandato. Al suo posto è stato eletto, con voti della quasi totalità dei delegati, mauro Montagner, E' stato anche presentato il nuovo assistente regionale, don Luca Masin.

Tratto dal Gazzettino di Verona, Scritto da Lorenzo Mayer

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